venerdì 23 ottobre 2015

Lotta alla Corruzione Non è Fonte di Crescita Economica

Diffidate da chi afferma che "la nuova crescita economica di un paese passa attraverso la lotta alla corruzione ed evasione".

La crisi che stiamo attraversando è di finanza privata (v,si la relazione di Vìtor Constancio) fondata sull'irresponsabile e scriteriata concessione di prestiti bancari del nord Europa ai paesi periferici che pagano ora l'amaro calice dell'€uro: l'austerità.

Se anche per incanto cancellassimo tutta la corruzione (qualcuno è in grado di quantificarne la reale portata ?) il risultato ottenuto sarebbe ancora lontano dall'output gap, cioè dal PIL potenziale raggiungibile portando al pieno utilizzo tutta la capacità produttiva ed occupazionale.


La verità è che la corruzione, per quanto deprecabile e soprattutto oggi riprovevole - nel contesto della scarsità delle risorse -, non ha MAI impedito la crescita del PIL dell'Italia, soprattutto negli anni d'oro in cui segnava +4%. ‪

Semmai è con l'avvento dell'€ che si produce un'accelerazione dei fenomeni corruttivi. Dura da accettare per chi è eurista.

sabato 17 ottobre 2015

Matteo Renzi a Udine e il mio diritto negato

Oggi Matteo Renzi era a Udine.

Per uscire dal teatro Giovanni (presidiato dalla polizia come in un derby calcistico) ha scelto la porta secondaria, senza affrontare le centinaia di persone che lo attendevano all'ingresso principale, presidiato da un finto cordone di forze dell'ordine che servivano solo a distogliere l'attenzione pubblica.

Avrei voluto dirgli in faccia che lui non rappresenta, nè tutela gli interessi di questa nazione: obbedisce agli interessi finanziari e del capitale che fanno capo all'estero e che trovano nell'euro lo strumento per la spoliazione della nostra sovranità, condannando le giovani generazioni ad un precariato diffuso e le fasce più anziane alla miseria .

Al popolo italiano è negato il diritto ad una vita libera e dignitosa in nome di una Europa i cui trattati smantellano le conquiste di diritti sociali sanciti nella Costituzione della Repubblica.

Queste parole, scritte di getto, le ho dette oggi ai microfoni de La7; dubito che verranno mai messe in onda, ma voglio ribadirle qui - a futura memoria - per consacrare quello che era un mio diritto a parlare con Matteo Renzi e che oggi mi è stato da lui negato.






venerdì 26 giugno 2015

I 5 dell'Apocalisse

"Con la politica monetaria impostata uniformemente su tutta l'eurozona, le politiche fiscali di bilancio diventano vitali per stabilizzare l'economia ogni volta che si verifica uno shock locale. 

E con tutti i paesi che condividono lo stesso regime di cambio, hanno bisogno di economie flessibili per reagire rapidamente alle crisi. In caso contrario, rischiano che le recessioni lascino cicatrici profonde e permanenti.

Gli aggiustamenti di prezzo relativo non potranno mai verificarsi rapidamente quanto l'aggiustamento del tasso di cambio".

E' un estratto di pag. 4 del Rapporto sul completamento dell'UEM a firma Junker, in cooperazione con Tusk (attuale Presidente del Consiglio Europeo)  Dijsselbloem (presidente dell'Eurogruppo), Draghi (basta la parola) e Martin Schulz (Presidente del Parlamento).

I 5 dell'apocalisse, cooptati da un sistema finanziario autoreferente, confessano apertamente ed impudentemente che le politiche fiscali sono lo strumento per ristabilire l'equilibrio a shock esterni.

D'altro canto ve lo ricordate Monti alla CNN "we are actually destroying domestic demand through fiscal consolidation": Stiamo distruggendo la domanda interna attraverso un aumento fiscale".

E' il fallimento dell'€uro, assurto a metodo di governo per operare quegli aggiustamenti economici che la flessibilità del cambio garantiva come meccanismo di riequilibrio a scompensi di natura estera.

Sarà sempre troppo tardi quando capiremo TUTTI che siamo in mano ad un manipolo di criminali psicopatici.

Non c'è da aggiungere altro, ma solo ringraziare Vladimiro Giacchè per il contributo segnalato via Twitter.


mercoledì 24 giugno 2015

Il Pareggio di Bilancio è la Carneficina dei diritti

La sentenza della Corte Costituzionale sul blocco degli stipendi della PA è un punto di non ritorno per i sindacati è una vittoria di Pirro.

Il blocco coattivo dell'innalzamento degli stipendi del pubblico impiego, stabilito nel 2010 dal governo Berlusconi per oltre 3 milioni di impiegati pubblici, è stato dichiarato costituzionalmente illegittimo, ma superiori esigenze di equilibrio finanziario (l'art. 81 della Costituzione) ne ha paralizzato gli effetti: la sentenza della Corte sarà, infatti, efficace solo con decorrenza dalla pubblicazione della sentenza.

Ne consegue che i 35 miliardi di euro stimati dall'Avvocatura dello Stato come diritti economici maturati in questi anni dai pubblici impiegati sono carta straccia, diritti che - in nome dell'equilibrio finanziario - sono stati cancellati: è la negazione di uno Stato di diritto.

La sentenza, oltre a costituire un palese dietrofront rispetto al recente pronunciamento che aveva spazzato via lo stop all'indicizzazione delle pensioni (della riforma Fornero), contiene in sè una insidiosa tecnica legislativa: d'ora in avanti il legislatore, in nome dell' equilibrio finanziariosarà legittimato a fare terra bruciata dei diritti costituzionalmente garantiti che saranno solo poi, eventualmente, ripristinati con effetti che si produrranno per l'avvenire.

I rappresentanti sindacali hanno ben poco di che rallegrarsi: l'ingiustizia nei confronti dei dipendenti pubblici è stata di fatto consumata per il passato e per l'avvenire ... si vedrà.

Dico e lo sottolineo perchè  l'incostituzionalità è stata dichiarata dalla Corte "sopravvenuta", rispetto alle (mutate ?) esigenze di cassa del Governo in un dato momento storico, dal quale - per l'appunto - la Corte ha fatto decorrere gli effetti (sacrificando così i diritti per il passato in nome del pareggio di bilancio).

Ne consegue che il riconoscimento dei diritti economici spettanti ai pubblici impiegati deve coniugarsi con le esigenze di conti dello Stato, con quel sacro dogma europeo di equilibrio finanziario che ne stabilisce la compatibilità economica e dunque la loro "liquidazione" o sacrificio, come nel caso de quo.

Recependo così le "avvertenze" formulate dal ministro dell'Economia sull'indicizzazione delle pensioni (riforma Fornero), la Corte si è resa garante dei diritti in chiave meramente contabile.

Le esigenze di cassa hanno il sopravvento sui diritti.

E' un principio pericolosissimo perchè, senza distinzioni di sorta, legittima una carnecifina di diritti: debiti della P.A, stipendi e pensioni saranno subordinati all'analisi finanziaria che, per banali esigenze ragioneristiche, si traducono in quel saldo finanziario uguale a zero.

E' evidente che se lo Stato può spendere in funzione delle sue entrate, giocoforza impoverisce e distrugge il sistema economico; ma non basta: d'ora in avanti il legislatore sarà autorizzato ad operare anche in palese violazione dei diritti, in attesa di una sentenza che farà sì giustizia, ma che sconterà - poi - il sacro dogma del pareggio di bilancio, facendo salvi - in ogni caso - gli effetti del "furto" perpetrato.

Si salvi chi può: è l'inizio della fine.

sabato 13 giugno 2015

Il Reddito Minimo non ce lo chiede la Costituzione

Mi sono imbattuto nella lettura di questo articolo pubblicato su MicroMega, in cui l'autore, Giovanni Perazzoli, s'avventura in una spericolata operazione interpretativa : rinvenire il fondamento costituzionale del reddito minimo nell'art. 38, comma 2, della Costituzione.

L'operazione si basa sul richiamo della norma, che testualmente recita:

"I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria" (il grassetto che enfatizza il riferimento al reddito minimo garantito è mio).

Dunque, a parere dell'autore, "La garanzia di un reddito minimo nel caso di disoccupazione involontaria non è incostituzionale", ma - semmai - lo sarebbe ".. la sua assenza: che non ci sia un reddito minimo è incostituzionale".

Ma è proprio così ? Naturalmente no.

Semmai è vero il contrario: l'introduzione del sussidio slegato a qualsiasi forma di attività collide con la Costituzione, che qualifica il lavoro come principio fondante della Repubblica (art. 1) e lo struttura come dovere al concorso del progresso dell società (art. 4 comma 2), oltre che come mezzo per la realizzazione dell'individuo e delle sue aspirazioni.

La concessione del sussidio monetario, che come spiegherò in seguito, avulsa da condizioni di disoccupazione involontaria è costituzionalmente illegittima ed è una forzatura logica ipotizzare un fondamento logico-costituzionale.

Ma procediamo con ordine.

Il secondo comma dell'art. 38 della Costituzione  parla di misure adeguate da erogare alle persone colpite da disoccupazione involontaria. Ciò significa che l'adeguatezza dei mezzi di sussistenza, erogabili alle persone colpite da disoccupazione involontaria, va commisurata alle esigenze professionali che di volta in volta si profileranno. Va da sè, a titolo puramente esemplificativo, che il sostegno economico riconoscibile a favore di un medico, involontariamente disoccupato, non potrà essere uguale a quello di un operaio.

Il reddito minimo garantito, livellando l'erogazione monetaria verso il basso e rapportandola unicamente al percettore e ad eventuali componenti familiari a suo carico, cancella inevitabilmente le diversità qualitative, aprendo la breccia a gravi ed ingiustificate disparità di trattamento incompatibili col precetto costituzionale in esame e tali da non potersi coordinare e dirimere neppure col principio di uguaglianza, ex art. 2 (casi uguali vanno trattati in modo uguale, ma casi diversi andranno regolati in modo diverso).

Ma non basta: la disoccupazione involontaria, di cui fa parola l'art. 38 comma 2 della Cost., ricomprende anche il (legittimo) rifiuto di offerte lavorative la cui retribuzione non sia proporzionata alla qualificazione professionale maturata dall' incolpevole disoccupato che resta legittimamente disoccupato involontario e, dunque, beneficiario - si osservi - di quei mezzi adeguati (come recita la Costituzione) rapportabili al suo status professionale e non già della mera riscossione di un reddito minimo, per definizione idoneo solo alla copertura di meri bisogni vitali.

In secondo luogo: siamo veramente privi di un reddito minimo ?

La Convenzione Oil (n. 26 del 1928) contiene riferimenti al salario minimo stabilendo che "l'equo salario minimo è quello stabilito dagli accordi collettivi". Si tratta di una norma che dunque riconosce alla contrattazione collettiva il ruolo fondamentale nella determinazione negoziale dei livelli retributivi rimessi ai rapporti di forza delle parti (sindacati/datori di lavoro).

Che la contrattazione collettiva sia lo strumento fondamentale attraverso il quale si addiviene alla determinazione di un reddito minimo, equo si deduce anche da altre norme rappresentate dall'
  • art. 10 della Convenzione Oil  n. 117/62
  • nella successiva Convenzione n. 95 del 1970
  • art. 4 della Carta sociale europea del 1989 che individua nelle convenzioni collettive liberamente concluse, lo strumento di garanzia delle retribuzioni sufficienti.
Le retribuzioni minime, frutto di contrattazione collettiva, non sono poi neppure suscettibili di trattamenti peggiorativi (chi ha la pazienza di vedersi l'art. 3 della Convenzione Oil n. 26/1928 troverà il riscontro). Quelle sono e tali devono rimanere, lasciando alla negoziazione collettiva il compito di liberamente determinare il quantum retributivo, ma solo in melius.

La precisazione potrà sembrare superflua, ma mi sembra opportuna anche per ricordare la bocciatura dell'emendamento costituzionale dell'On.Colitto che, in sede costituente, propose l'introduzione di un livello retributivo adeguato alle "possibilità dell'economia nazionale" così da scongiurare una economia ab initio tarata, a scapito degli interessi dei lavoratori.

E' quindi di tutta evidenza che in questo quadro normativo il reddito minimo sia fissato dalla contrattazione collettiva; vieppiù, il tentativo di ricavare il fondamento costituzionale del reddito minimo nell'art. 38 comma 2 della Costituzione, accanto alle ragioni sopra esposte, è errato e fuorviante.

Perchè ?

Ma perchè l'articolo della Costituzione, sopra richiamato, fa riferimento alla tutela previdenziale, che viene accordata a tutti i lavoratori in funzione di un sistema assicurativo sociale che garantisce la corresponsione delle prestazioni a seguito degli accantonamenti di quote di salario o comunque di reddito.

La vecchia indennità di disoccupazione, ora sostituita dall'ASPI, unitamente alla Cassa Integrazione, nelle sue variegate articolazioni, oltre ad avere già una elevata incidenza nel computo complessivo della spesa pubblica e a rappresentare misure di welfare complessivamente esaurienti e comunque in linea per volume alle medie UE (ancorchè non tassative), devono rappresentare una finestra temporale circoscritta, legata all'eccezionalità dello stato disoccupazionale nel contesto di una Repubblica che è attrezzata di tutti quegli strumenti di politica economica, fiscale ed industriale atti al raggiungimento di pieno impiego ed il cui compito è rimuovere gli ostacoli economico-sociali che si frappongono alla piena realizzazione dei diritti (v. art. 4 Costituzione).

Il modello economico, recepito dalla Costituzione, è configurato in modo da garantire il più rapido riassorbimento del lavoratore disoccupato nel normale processo lavorativo nell'ottica di quell'art. 1 della Costituzione, che qualifica il lavoro quale valore fondamentale e fondante della Repubblica.

Che il lavoro oggi non ci sia, non significa che sia giusto, nè che questo dato debba diventare ineluttabile, facendo abdicare lo Stato alle sue prerogative sovrane, surrogando il lavoro con un diritto al reddito che, si badi, diventerà la soglia massima retributiva oltre la quale i datori di lavoro non si schioderanno, potendo, infatti, disporre di un esercito di "riserva" dal quale attingere un'ampia forza-lavoro intercambiabile.

Il tema, dunque, richiede un'attenta riflessione e soprattutto un rovesciamento dell'attuale paradigma economico ove il reddito minimo diventa un espediente, un "respiratore artificiale", quel tampone utile a "sedare" i diritti e ripristinare, con la massima urgenza, quel modello economico keynesiano voluto dai nostri costituenti, che da troppi anni è stato tradito dalle classi politiche in nome di un vincolo esterno ossessionato dal sacro dogma della stabilità dei prezzi funzionale alla creazione di ampie masse di disoccupati.

Diventa quindi preoccupante il risultato emerso dal sondaggio di Scenari Economici, ove emerge

  • un significativo 67% favorevole all'erogazione del sussidio, in luogo del diritto al lavoro, accettando così supinamento l'ineluttabilità della disoccupazione;
  • la richiesta del 61% dei partecipanti che il reddito di cittadinanza (leggasi reddito minimo) sia erogato "Sempre, indipendentemente dall'andamento dell'economia".

Emerge, pertanto, quella pericolosa tendenza al free-riding (leggasi pigrizia declinante nel più becero fancazzismo), tale per cui l'erogazione di un reddito è preferita al lavoro, attraverso una classe politica prona all'€uropa, disposta ad elargire una soluzione sussidiata, populista, che tradisce il più elementare valore costituzionale (il lavoro) e che mette d'accordo padroni e schiavi cui viene erogata la provvidenza de quo.

Il reddito minimo in Costituzione non esiste per la semplice ed ovvia ragione che non ce ne è bisogno: il lavoro è IL DIRITTO della Costituzione che, attraverso quella retribuzione dignitosa (art. 36), consente l'elevazione sociale ed economica degli individui sancita nell' art. 46 della Costituzione, ma che sarà irrimediabilmente menomata dall' introduzione del reddito minimo.

Naturalmente sulle ridicole coperture finanziarie non mi soffermo: il conto lo pagheranno i soliti noti.

sabato 23 maggio 2015

La Sovranità in Pericolo

Ieri, come sempre d'altronde, Antonio Maria Rinaldi è stato superlativo assoluto nel convegno 5 stelle, organizzato sul tema della sovranità: da Guido Carli, firmatario del trattato di Maastricht nell'intento di sospingere il nostro paese su un sentiero di politiche che ci emancipassero da anni di immobilismo e paralisi, al famigerato regolamento 1466/97 che, in materia di sorveglianza delle posizioni di bilancio nazionale, ha esautorato gli Stati di ogni potere di determinazione delle politiche d'indirizzo economico, devoluto interamente alla Commissione europea.

Questo cambiamento, che obbliga gli Stati a "plasmare" le proprie economie su una moneta che non ne rispecchia i propri fondamentali economici, rappresenta il vero golpe europeo consumato dalla Commissione Santer (sì, proprio quella travolta dallo scandalo delle corruzioni della sig.ra Cresson che obbligò alle dimissioni tutti i suoi componenti) al cui interno figuravano (guardacaso) Mario Monti ed Emma Bonino.

Da quel 1997 ad oggi è un susseguirsi di atti che, dalla direttiva Bolkestein sulla deregolamentazione del commercio, ai trattati come MES, Fiscal Compact, ERF sono finalizzati alla totale estromissione dei governi nazionali e allo smantellamento dell'ultimo baluardo a difesa della nostra sovranità: la Costituzione della Repubblica piegata a logiche finanziarie che impongono la demolizione dei diritti fondamentali.

Sullo sfondo l'incombenza del TTIP (accordo di libero scambio commerciale fra USA e UE) che porterà alla creazione di un mercato unico, nel desolante scenario di un simulacro di democrazia dentro la quale sono costretti a muoversi i nostri rappresentanti.

C'è ancora chi, in questa situazione d'emergenza, intravvede margini di correzione di rotta del Titanic chiamato Europa ?

Conclude Rinaldi che in questa situazione d'emergenza non ci sono più colori politici per la salvezza nazionale.

Il mio personale ringraziamento al gruppo consiliare dei 5 stelle FVG per l'organizzazione di una tavola rotonda ingiustificatamente disertata dal Messaggero Veneto ... ma si sa ... certi house-organ sono funzionali a quegli stessi interessi che ci vogliono sotto dittatura finanziaria.

P.S. A fine convegno, dopo la stoccata di Antonio (che ha ricordato ad alcuni relatori la dispersione delle professionalità che si erano rese disponibili a favore del movimento), ho aggiunto il carico da 12 e mi spiace d'aver messo in difficoltà il portavoce europarlamentare, ma si sa ... se non ci si parla non c'è trasparenza e se non c'è trasparenza non c'è democrazia, quella democrazia che - l'altro-  ieri è stata depennata dallo staff del forum di Beppe Grillo che, dietro una asserita segnalazione, ha cancellato la la proposta d'uscita dall'eurozona sostenuta da oltre 5000 elettori certificati del movimento che - votandola - hanno l'hanno fatta propria; ma è evidente che questa non interessava a nessuno, dopo 3 anni dalla sua formulazione, nè ai diarchi, nè ai portavoce. Buona fortuna

venerdì 20 marzo 2015

Grazie Pescara l'Italia può farcela !

Scrivo queste righe sul treno di ritorno da Pescara con un'emozione fortissima ed una convinzione ancora più radicata: l'Italia può farcela !

L'Italia può farcela ! perchè, nel suo DNA, ha ancora le competenze e le professionalità all'altezza dell'ingrato compito:  risollevare il Paese dalla catastrofe in cui sta precipitando.

Il mio GRAZIE anzitutto va al direttore del dipartimento di Economia, il prof. Rea, che ha permesso l'organizzazione del convegno multidisciplinare, dimostrando (se mai ce ne fosse ancora bisogno) quel corretto approccio metodologico nell'analisi di fenomenologie che incidono su quelle due scienze (diritto ed economia) che, come ricorda Luciano Barra Caracciolo, hanno il dovere di dialogare nell'integrazione reciproca di conoscenze che favoriscano la piena comprensione degli effetti alteranti creati dall'euro.

L'Università di Pescara (alludo alla facoltà di Economia) è una splendida realtà, all'avanguardia nella formazione intellettuale, è capace di offrire ai suoi studenti quegli strumenti di analisi e comprensione critica che dovrebbero connotare la preparazione di molti altri atenei, troppo spesso miseramente ridotti a centri d'addestramento di criceti o - se preferite - palestre d'acefali amorfi.

Sono dunque contento perchè quei ragazzi sono in buone mani.

Detto questo, il parterre de roi di ieri era d'assoluto prestigio, un'occasione per me troppo ghiotta per non seguirli dal vivo e testimoniargli di persona il mio sincero GRAZIE per il loro quotidiano ed infaticabile lavoro di studio, ricerca e divulgazione.

Gennaro Varone, Cesare Pozzi, Luciano Barra Caracciolo, Paolo Cardenà con un grandissimo Antonio Maria Rinaldi nel ruolo attivo di play-maker hanno formato uno splendido quintetto base, una squadra di basket vincente che - in quattro ore di conferenza - ha letteralmente messo l'Euro con le spalle al muro: la sua incompatibilità giuridica ed economica, l'insostenibilità di un progetto monetario che in nome di quella "libera concorrenza" sfrenata, maschera il feroce volto della cancellazione totale del diritto al lavoro e dei diritti fondamentali consacrati nelle Costituzioni sovrane europee, tramutandoli in tozzi di pane o "briciole miserabili" che cadono dal tavolo imbandito delle elite finanziarie oggi dominanti.

Fare qui una sintesi compiuta di tutti gli interventi sarebbe davvero un azzardo, oltre che presuntuoso da parte mia: le relazioni  hanno preso spunto da argomenti che molti di loro  (alludo segnatamente a Barra-Caracciolo, Rinaldi e Cardenà e Varone) hanno già analizzato e approfondito nei rispettivi blog o profili FB, che vi consiglio di seguire perchè testimoni d'analisi accurate e fonte di riflessioni sempre stimolanti.

Desidero rivolgere un particolare ed affettuoso GRAZIE  a Paolo Cardenà e Antonio Maria Rinaldi che, nell'aula dedicata a "Federico Caffè" straordinariamente gremita da giovani, hanno ricostruito, attraverso una dettagliata successione di grafici, la truffa dell' €, il nostro declino e la mistificazione perpetrata negli anni a danno di una collettività che soffre (ancora ingenuamente ?) la suggestione di quel più Europa, che oggi significa solo distruzione delle democrazie costituzionali.

Chiudo queste mie righe con un commento speciale per una persona per me davvero speciale: il dottor Luciano Barra-Caracciolo.

Sarà per "forma mentis", ma di questo Uomo non posso che ammirare la statura intellettuale, una preparazione culturale e multidisciplinare, rigorosa e assolutamente fuori dal comune, autore di un testo che dovrebbe formare base di studio e/o di seminari, attività didattiche universitarie.

E' una persona davvero rara di questi tempi, che mortificano le professionalità di chi vale e sarebbe davvero una risorsa per il riscatto di questo sgangherato Paese, impegnato com'è ad impedire la valorizzazione dei suoi figli migliori e a preferire, invece, l'inseguimento delle sue miserie quotidiane o, ancor peggio, le vicende di una classe politica (tutta ormai, nessuna esclusa) del tutto sconnessa dalla realtà e incapace di coglierne le urgenze.

Ecco ... forse è questa è la mia unica nota desolante: l'impossibilità di mettere a frutto il valore di questi uomini nell'interesse del Paese.

Sto per pubblicare queste note oggi, giorno di primavera e di eclissi di sole... sono certo caro Luciano che il buio di questi tempi sarà presto un pallido ricordo: la dedica che ieri t'ho fatto scrivere in verde non era certo quella d'un infiltrato delle camicie verdi ( :) ), ma soltanto di chi, come te, condivide la speranza di un risveglio culturale di questo Paese che avverrà, ne sono certo.

L'Italia può farcela !

P.S. Ieri era mio intendimento partecipare a Padova alla presentazione del libro di Alberto Bagnai. Purtroppo, ancora una volta (la quarta cazzo !!), il diavolo  s'è messo di mezzo perchè la freccia bianca (spuntata) delle nostre Ferrovie, già partita da Pescara con 10 minuti di ritardo, ha deciso di "regalare" a me e agli altri passeggeri una ulteriore sosta di 10 minuti nella ridente località termale di Abano Terme. La causa ? non certo per un soggiorno/vacanza, ma per una coincidenza con un'altra Freccia (stavolta rossa) che evidentemente aveva priorità, quel tanto che m'ha impedito di raggiungere l'incontro in orario degno.

Ma l'appuntamento è solo rimandato ;)

mercoledì 18 marzo 2015

Lettera a Povia Insieme in Guerra a Mani Nude

Caro Giuseppe Povia, desidero anzitutto congratularmi per il tuo brano musicale, che testimonia la perfetta comprensione della drammaticità dell'epoca che stiamo attraversando.

Una oligarchia finanziaria internazionale ha letteralmente infettato gli ambienti politici, istituzionali e intellettuali per realizzare lo smantellamento delle democrazie costituzionali.
A noi cittadini resta solo il diritto di ribellione che abbiamo inteso esprimere coagulandoci attorno alla proposta d'uscita dall'eurozona - formulata dall'Amico Fabio Castellucci che mi ha chiesto di rappresentarti una testimonianza della nostra azione.

In questo momento ti sto scrivendo da Pescara, dopo un interminabile viaggio di 8 ore di treno perché domani qui si svolgerà un convegno sulla incompatibilità dei trattati europei con la nostra Costituzione.

Da parte mia e di tanti altri c'è la feroce determinazione ad uscire dall'euro perché ne va di mezzo il futuro di noi tutti. I vertici del movimento 5 stelle - tradendo il valore fondativo della democrazia partecipativa - hanno precluso ogni dibattito interno, lasciandoci totalmente SOLI in questa battaglia di civiltà e - ancora più grave - decidendo scientemente di disertare il convegno, svoltosi in Parlamento, davanti ai nostri portavoci con i più autorevoli esponenti del mondo accademico e professionale sulle indifferibili ragioni del no euro.

Non mi pare ora il caso di discettare qui su quale ricetta economica sia la più salvifica perché, come direbbe il mio Amico Antonio Maria Rinaldi, "la casa brucia"...

Occorre stringerci tutti insieme perché la nostra sovranità di cittadini ci è stata rubata... È una guerra a mani nude quella che stiamo combattendo e il potere non attende altro: una rivolta violenta per giustificare l'uso della forza per la perpetuazione dello status quo.

Io voglio rovesciare questa situazione, ma da solo non posso nulla... Sono uno come tanti ... un piccolo fiocco di neve, ma assieme a tanti altri possiamo fare una valanga e travolgere il sistema.

Tutto dipenderà dal contributo che ciascuno di noi potrà e saprà dare... Mai per nessun motivo nessuno si senta escluso.

Se hai bisogno dei miei recapiti mi trovi in rete: sono Alessandro Santucci, blogger di eurocrazia.blogspot.com  e sappi che quel +1  che trovi sul tuo video-clip come xx è mio.

Ora vado a dormire.. Domani mi aspetta una mattinata intensa per raccogliere le testimonianze di uomini valorosi come Rinaldi, Barra Caracciolo, Varone, Pozzi e Cardenà per divulgare la truffa dell'€ a cui dobbiamo sottrarci in nome della nostra libertà e democrazia.

Grazie ancora per la pazienza che avrai nel leggere queste mie note che ho scritto di getto, con il cuore di chi - pur non conoscendoti di persona - ti sente AMICO e vicino in questa battaglia.

Un caro abbraccio

venerdì 13 marzo 2015

Note a margine del Convegno su Emergenza Lavoro

Sono particolarmente lieto dell'incontro che ieri il circolo culturale Quintino Sella ha organizzato sul tema dell'Emergenza Lavoro.

Dopo oltre 25 anni ho ritrovato un caro amico, Lanfranco Sette, con cui ho condiviso il percorso universitario nell'ateneo triestino e - soprattutto - ho riabbracciato l'Amico Antonio Maria Rinaldi.

Lo confesso: è un uomo carismatico.

Quando lo ascolto in conferenza ne apprezzo le formidabili doti di divulgazione: la sua competenza si coniuga con la passione di chi ama davvero questo Paese e sa arrivare al cuore di chi lo ascolta, riaccendendo quell'impegno che deve animarci tutti per la riconquista del futuro che da tempo ci è stato rubato.

L'Euro è uno strumento che sta sottraendo il lavoro anche qui, nel cuore del Nord Est, sul territorio del Friuli.

I dati sulla disoccupazione e la chiusura delle tante aziende locali, ricordati anche dai rappresentanti delle istituzioni, sono indissolubilmente legati a quella feroce competitività al ribasso che i trattati europei hanno imposto anche sul nostro territorio, non risparmiando nessuno in questa guerra che sta seminando disperazione e suicidi.

Chiedo venia Antonio se ieri mi sono permesso d'interromperti in punto di art. 11 della Costituzione, con quella precisazione che ritengo fondamentale nella comprensione dell'incompatibilità dei trattati con la Costituzione.

A queste mie parole, non posso però sottacere anche un appunto critico che mi sento di dovere rappresentarti in nome di quell'Amicizia (come vedi lo scrivo con la lettera maiuscola :) ) che mi lega a te e ai valori che condividiamo.

Lo scrivo da socio di Riscossa al mio Presidente: non condivido la tua apertura sul “reddito di cittadinanza”, sia pure nella temporaneità ed eccezionalità, che hai inteso ribadire nel parere che ieri ti è stato sollecitato.

Il reddito di cittadinanza, oggi sostenuto dai 5 stelle, implica la rinuncia a perseguire programmaticamente quegli strumenti di sostegno diretto e indiretto del lavoro, che la Costituzione pone come valore fondante della nostra nazione.

Significa accettare supinamente l'idea della sconfitta di uno Stato, l'accettazione della sua incapacità a voler affrontare e risolvere il problema della disoccupazione  quale principale emergenza sociale.

E' l'abdicazione a quegli strumenti costituzionali che servono invece a prevenirla.

Introdurre il reddito di cittadinanza in un'ottica temporeggiatrice è una soluzione non correttiva del "ciclo" economico da parte delle politiche fiscali e mira all'abituarsi della società a livelli di reddito che mortificano, ancora una volta, i princìpi ripetutamente calpestati della nostra Costituzione.

Da parte mia non c'è alcuna alcuna concessione su quel tema:  si esce dall'euro e si applica la Costituzione senza SE e senza MA, perseguendone nella sua interezza tutti quei valori che Lelio Basso e Piero Calamandrei ci hanno lasciato in eredità.


Ti saluto con la stima e l'affetto che sai e un arrivederci in quel di Pescara :)

mercoledì 4 marzo 2015

Previsioni sulle Aspettative di Vita

Cari Amici e Pazienti Lettori di questo blog,

In questi giorni è stato attivato un questionario statistico sulla previsione delle aspettative di vita delle persone.

Vi sarei grato se poteste partecipare e diffonderlo nella cerchia dei vostri amici e persone a voi cari, per ampliare la partecipazione al fine di poter giungere ad un risultato statistico più credibile che sarà poi diffuso con la massima trasparenza.

I dati saranno rielaborati con criteri matematici per garantire maggiore affidabilità.

Grazie a tutti e all'Amico Joe ! :)

martedì 3 marzo 2015

Menzogne e Illusioni di una Crescita

Serpeggia, con mia sorpresa, un ingiustificato ottimismo sulla pretesa crescita (?) dell'economia italiana: il + 0,1%. L'ISTAT, nel comunicato n. 2/15, ha precisato che "La variazione congiunturale reale del PIL prevista è pari a + 0,1% con un intervallo di confidenza compreso tra -0,1% e + 0,3%".

Lo stesso Istituto conclude che "Tale risultato è la sintesi del contributo ancora negativo della domanda interna (al loro delle scorte) e dell'apporto favorevole della domanda estera netta".

Il grafico, qui a lato, documenta la divaricazione dell'andamento del fatturato industriale sempre più vocato al commercio estero e in profondo declino sul settore interno.

Cosa significa tutto questo ? Semplice: certifica, semmai ce ne fosse ancora bisogno, che la crisi che stiamo attraversando è una crisi da domanda interna. Il mercato nazionale non è dunque in grado di riprendersi fintanto che non si assume consapevolezza della natura di questa crisi.

I consumi sono al palo e la contrazione delle importazioni (-1,6%), che risente della carenza della domanda interna, è attribuibile "al calo degli acquisti dai mercati esterni all'Unione" .


Il mercato del lavoro non mostra neppure segnali d'inversione di tendenza rispetto a quanto osservato nei mesi scorsi: lo vedete nel grafico qui accanto dove i posti vacanti nei settori dell'industria e dei servizi sono rimasti stagnanti allo 0,5% e le previsioni sul prossimo trimestre restano altalenanti fra il comparto delle costruzioni (in peggioramento) e quelle della manifattura (in ripresa).

Da dove nasce l'incantesimo di questa ripresa che non c'è, non esiste da almeno 15 anni se non nelle allucinazioni degli aruspici da strapazzo ?

Ma è evidente: il modestissimo risultato deriva dall'azione combinata

1. del deprezzamento dell'euro sul dollaro, che sta spingendo la crescita del nostro export;

2. dal forte ribasso delle quotazioni internazionali del petrolio. Alla riduzione dei prezzi energetici  (-8,5% la variazione tendenziale in febbraio) hanno contribuito sia il calo dei listini per la componente non regolamentata, sia la diminuzione d'inizio anno delle tariffe dell’elettricità e del gas, che incorporano in parte e con ritardo gli andamenti dei prezzi internazionali. Questi cali si sono riflessi sulla riduzione dei costi di produzione e, conseguentemente, sull'intero sistema dei prezzi, contribuendo a contenere l'inflazione (pardon deflazione oggi gennaio 2015 a -0,6%).

3. Il terzo fattore che droga l'effetto crescita è il "Quantitative Easing" della BCE, uno strumento di politica monetaria che nelle intenzioni teoriche del suo propugnatore agisce sulla catena di trasmissione dei tassi d'interesse praticati dalle banche alla clientela e sui tassi del debito pubblico, liberando così "nuove" risorse per nuovi investimenti, ma che sconta nella realtà le pesanti politiche di austerità fiscale nella fase di recessione in corso.

Date un'occhiata a questo grafico qui a lato che riassume la crescita del PIL reale (al netto d'inflazione) fra i 7 paesi maggiormente industrializzati.. La colonna grigia raffigura il periodo di recessione che ha coinvolto tutti i Paesi. L'Italia (rappresentato dalla linea verde
) è il Paese che soffre maggiormente, segnando, dal terzo quadrimestre del 2011 un grave ed inesorabile declino.

Va da sè che in presenza di uno shock esterno che frenasse la congiuntura economica favorevole degli altri paesi a cui oggi l'Italia àncora il trend delle sue esportazioni, l'Italia, per effetto dell sua fragilità, sarà il paese che maggiormente risentirà il contraccolpo della recessione.

Ci si trova dunque nel paradosso di un sistema che con la pretesa di ripartire, agisce sul pedale dell'acceleratore, ma, al contempo, interviene sul freno a mano, e cosa, ancor più grave, confonde il sussulto del veicolo come ripresa del movimento dallo stato inerziale.

E' il motore della macchina che va cambiato e quel motore si chiama Euro.

No signori, non ci siamo per niente, si scambiano lucciole per lanterne e cominicio ad averne le tasche piene di menzogne e illusioni raccontate per evitare la rivolta sociale.



venerdì 27 febbraio 2015

La Nostra Costituzione Tradita

Il post di oggi è dedicato non già ai lettori sovranisti di questo blog, che conoscono a menadito i princìpi fondamentali e inderogabili della nostra Costituzione, ma a coloro che, rappresentando questo Paese, sembrano essersene dimenticati per distrazione o dimenticanza.

I primi dodici articoli della nostra Costituzione costituiscono l'ossatura giuridico-istituzionale intangibile del nostro Stato. Ne consegue, per costante giurisprudenza della Corte, che su questo settore di norme non vige il principio di supremazia del diritto comunitario che, dunque, cede il passo a tali norme.

La locuzione "democratica" che accompagna immediatamente il termine Repubblica nell'art. 1 sta a significare che il potere (cratos) è del popolo (demos).

La signoria suprema è dunque del popolo. La scelta dei nostri costituenti non lascia spazi a dubbi interpretativi sulla tipologia di Repubblica che hanno intesso impostare e che non va genericamente intesa, nè interpretata a favore di pochi (aristocratica od oligarchica): la Repubblica italiana è e si fonda sulla sovranità del popolo.

Ereditiamo questa distinzione fondamentale dal pensiero di Montesquieu ed è così importante che al secondo comma di questo articolo è stata ripetuta la formulazione: semmai qualcuno avesse equivocato la formulazione del primo cpv. La sovranità appartiene al popolo (art. 1 comma 2) e non è giuridicamente cedibile se non dal popolo.

In forza della nostra Costituzione non esiste alcun potere che permette a qualsiasi organo costituzionalmente rilevante di cedere sovranità senza il consenso popolare.

Le elezioni non sono altro che il conferimento del mandato all'esercizio della nostra sovranità, ma non certo della cessione. L'unico articolo, che troviamo nell'ambito dei princìpi fondamentali, che interviene sulla eventuale limitazione della titolarità della sovranità è l'art. 11 che ammette solamente limitazioni, non già cessioni  (da intendersi, invece, come distacchi e perdite definitive), subordinatamente a

  1. a favore di organizzazioni internazionali che puntino a condizioni di pace E giustizia.
L'incremento esponenziale di ingiustizie e sperequazioni sociali sono all'evidenza di tutti e portano oggi al massacro dei diritti sociali.

Alcuni rappresentanti delle nostre istituzioni si sono impudentemente lanciati in dichiarazioni di pretesa cessione di sovranità del nostro Parlamento, che (lo ricordo ai meni avveduti) sono non soltanto illegittime, ma giuridicamente inesistenti perchè fatte da chi non aveva il potere di farle, 

in omaggio al brocardo "delegatus non potest delegare".

La sovranità economica (che comprende quella monetaria e fiscale) è sicuramente il "cuore della sovranità nazionale" perchè nell'esercizio di essa un governo determina il destino e la vita di un popolo, dei suoi cittadini.

Non avendo più questo potere, perde il potere di caratterizzare il futuro del suo popolo.

Uno statista che cede la moneta del suo popolo diventa schiavo di qualcun altro ed è quello che accade oggi con gli speculatori biechi incontrollabili.

Nell'ambito delle relazioni internazionali non esiste che un soggetto sovranazionale od extranazionale come la BCE possa dare indicazioni coercitive sulle politiche interne di uno Stato: è una chiara ed inammissibile interferenza nella gestione e nel diritto interno degli Stati.

E' altresì inaccettabile la copertura col segreto, normativamente introdotto, di tutti gli atti collegati alla cessone della moneta. La conseguenza è stato lo svuotamento dei poteri del Parlamento che esautora il nostro diritto di voto perchè qualsiasi formazione politica sarà sempre comunque sottoposta al vincolo del ricatto dell'approvigionameto della moneta.

La conseguenza di tutto questo è la soggezione dei destini del popolo ai voleri delle oligarichie economiche e finanziarie che hanno pervaso le principali istituzioni europee e comunitarie con stretti collegamenti con il Fondo Monetario Internazionale. 

Queste parole di denuncia trovano il loro precedente in quelle del prof. Bassanini che in un suo articolo aveva esplicitato questo disegno criminoso senza tuttavia ottenere il riscontro di alcun organo inquirente.

Le conseguenze sul piano economico di questi atti giuridici sono che tutte le risorse monetarie di cui uno Stato ha bisogno per finanziare i servizi essenziali (sanità, istruzione ecc. il c.d. Stato sociale) è derivano o dalla cessione del proprio patrimonio immobiliare, o  dall'attività di prestito da parte di quegli stessi soggetti che oggi ne detengono il controllo (attraverso l'emissione di BTP, BOT) o attraverso il prelievo fiscale dalle tasche dei cittadini. 

La conseguenza di quest'ultimo aspetto confligge con il nostro assetto costituzionale, integralmente sovrano, perchè le tasse non servono allo Stato italiano per finanziare alcunchè.

La spirale del debito è diventata così vorticosa che qualunque azione adottata con uno di questi strumenti sarà insufficiente a tamponare la crescita del debito.

Qual è dunque l'epilogo di tutto questo ? Ma è evidente: la fine dello Stato Sociale, dello Stato etico e nostro. E tutto questo si sapeva.

Ogni essere umano ha dunque il diritto di vivere con dignità. Qualsiasi disegno perde la sua nobiltà se passa sopra la vita anche di una sola persona.

In nome del più Europa si stanno commettendo sfacciate violazioni del diritto e dei princìpi e delle norme fondanti del nostro ordinamento giuridico. Sostengo quindi con forza l'improcrastinabilità della ripresa integrale ed incondizionata della nostra sovranità, inclusa quella monetaria che comporta l'uscita dall'Euro.

L'idea della rinegoziazione dei trattati è assolutamente infondata: la storia delle relazioni internazionali insegna che i trattati non si rinegoziano ma si stralciano, ancor più quando sono giuridicamente inesistenti perchè in palese contrasto con i principi cardine della nostra carta costituzionale.

Il primo Stato che esce non solo fa crollare questo castello di carte, ma libera tutti.

venerdì 20 febbraio 2015

Corruzione Debito e il Razzismo alla Rovescia

Care e cari lettori di questo blog, vi ho un po' trascurato in queste settimane, sì lo so: ero "affaccendato" sui social network a discutere del più e del meno, fra chi vorrebbe riformare questo progetto intrinsecamente criminale (l'eurozona) e chi ha colto, nella recente sentenza della Corte costituzionale che ha sancito la non retroattività degli effetti della declaratoria d'incostituzionalità della "Robin Hood Tax", quel principio d'ingiustizia che l'alta corte ha "suggellato" basandola su pretese esigenze di equilibrio finanziario, imposto dall'Europa, di cui all'art. 81 della Costituzione.

Sono temi complessi che non possono essere liquidati fra "le brevi" e che richiedono un approfondimento accurato: ci sto già lavorando e li pubblicherò appena posso.

Oggi sento il bisogno di parlarvi della Corruzione, tema assai caro ai miei connazionali che individuano in questo flagello il vero cancro, il male assoluto del declino e del tragico destino a cui sembra avviato questo nostro sgangherato Paese.

Di corruzione ne avevo già parlato agli esordi di questo blog come metodo criminogeno per giungere alla totale demolizione dello Stato-apparato.

Sia chiaro fin da subito: la corruzione è un fenomeno grave che, alterando lo stato di legalità del sistema, determina un ingiusto e profittevole squilibrio/sottrazione di risorse (particolarmente preziose di questi tempi per uno Stato come quello attuale che, privato della leva monetaria, è obbligato a procacciarsele attraverso i ben noti canali d'indebitamento finanziario, attraverso la riscossione dei tributi o, per l'appunto, nella lotta ai fenomeni di evasione e corruzione).

In una conversazione in corso su FB mi viene fatto notare che " ... la mentalità italiota, probabilmente per retaggi storici-culturali secolari, si è formata in modo tale che il vantagggio della parte (il "particulare" come già scriveva Guicciardini 500 anni fa) sia preferibile al bene comune. L'ottenimento di vantaggi del singolo o della parte a danno della comunità (a cui il sngolo e la parte appartengono) è considerato un comportamento da emulare. un esempio, una giustificazione "tanto così fan tutti.
Ovviamente questi comportamenti sono presenti anche in altri paesi, con una storia diversa da quella del disgraziato paese, ma la differenza tra mentalità imperante qui e là è che da noi questo comportamento è comunemente accettato ed addirittura magnificato: in molti paesi esteri è invece perseguito o quantomeno non tollerato.
Chiaro anche all'estero il delinquente rimane a piede libero, ma la differenza culturale tra la mentalità italiota ed una montalità a valori di civismo è netta".

Hai ragione Claudio Castellari, ma se riteniamo che evasione o corruzione (c'è chi la chiama anche "arte d'arrangiarsi" a fronte di uno Stato incapace di farsi vettore degli interessi pubblici) appartengono al DNA culturale o genetico dell'Italia possiamo certo rammaricarcene e adoperarci, ciascuno nelle proprie possibilità, affinchè questo non divenga un dato di fatto immutevole; ma stanne pur certo che SE riusciremo a sradicare questo vizio, occorrerà un orizzonte temporale secolare.

Nel frattempo che facciamo ?

Come un tumore, la crisi sta trasformando in metastasi quel che resta del tessuto economico-industriale che sta cercando di reagire e di sopravvivere alla guerra della competitività.

Certo, potremmo avere sistemi giudiziari più agili, efficientare i processi amministrativi, abbattere l'evasione e corruzione nel contesto di politiche oggi carenti ma, per chi vive e abita in Italia, sa bene che richiedono tempi che sono inesorabilmente lenti e graduali, incompatibili con le attuali urgenze.

Rinnovo dunque la domanda: nel frattempo che si fa ?

Il percorso, sicuramente ambizioso, di riallocazione delle risorse è assolutamente insufficiente e fuori scala rispetto ai reali bisogni per uscire dalla crisi. Il recupero di output gap (vale a dire il divario fra ricchezza realmente prodotta e quella potenziale) richiede un ripristino di sovranità monetaria (e non solo) attraverso la quale procedere ad un'iniezione straordinariamente potente (da effettuare fuori dall'Euro con un riallineamento delle competitività realizzabile solo attraverso la leva valutaria) e ben superiore alle risorse che oggi le politiche di austerità non permettono di realizzare.

D'altro canto, osservo solo incidentalmente, il FMI nel 2012 ha ufficialmente sconfessato il fondamento teorico dell'austerità espansiva (l'idea cioè che i tagli alla spesa pubblica possano rilanciare l'economia); lo stesso Olivier Blanchard, in uno studio precedente del 2010, apparentemente innocuo intitolato  Rethinking Macroeconomics Policy, aveva messo in discussione la validità di alcuni dogmi consolidatisi negli ultimi vent'anni, suggerendo un'inflazione tarata ad una soglia del 4%, ben superiore a quella del 2%, divenuta paradigma per una pretesa politica "sana" della BCE.

Ma oggi non voglio parlare di economia.

Il tema riguarda la corruzione, l'evasione, quei mali endemici che ci si sforza d'inquadrare fenomenicamente e quantitativamente come causali della crisi e che non ci permettono di comprendere la reale dimensione del problema economico (ripeto superiore ai fenomeni d'illegalità) che abbiamo davanti agli occhi, a cui alcuni (o molti ?) pensano di potersene disinteressare solo perchè quel tumore riguarda gli ALTRI, perchè ne sarebbe immune SENZA CAPIRE CHE QUEL DISAGIO ECONOMICO CHE LO CIRCONDA diventa un potenziale ORDIGNO ESPLOSIVO che  può deflagrare da un momento all'altro mandando in frantumi la propria esistenza. 

L'evidente decadimento morale è così grave da rendere perfino ridicoli i fenomeni d'illegalità e corruzione che vengono quotidianamente consumati in Italia e che, se comparati a livello internazionale, sono poco più di una macchietta.

Sì, perchè la corruzione e l'illegalità vera si consuma ad alti livelli, raffinando meccanismi di esproprio di sovranità attraverso cessioni abusive che vengono denunciate a tutti i livelli,
ma che (caso strano ?) non suscitano MAI indagini di Procure italiane, culturalmente ed organizzativamente poco attrezzate, impegnate per lo più ad inseguire le "ridicolaggini bagatellari" di questo sghangherato Paese.

La corruzione di cui sto parlando è quella che sta avvelenando le democrazie, nella più totale impunità di banditi che di professione fanno i banchieri, ma che sotto quei colletti bianchi inamidati celano la stessa forza criminale di chi dava l'assalto alle diligenze.

La corruzione di cui parlo è l'infiltrazione del potere finanziario nel mondo della cultura, della ricerca e università dove ha operato la distruzione dei sistemi formativi, riscrivendo la grammatica, i criteri di valutazione e dei programmi scientifici e d'insegnamento.

Basti guardare gli autori delle manualistiche adottate negli ultimi venti anni nelle facoltà di economia e il ruolo di università come la Bocconi, Tor Vergata o la Sapienza di Roma per capire.

Ma torniamo all'argomento di questo post: la corruzione.

Totò Riina, Jesse James  perfino Al Capone sono dilettanti al cospetto degli attuali criminali, menti raffinate e diaboliche capaci di convincere le classi dirigenti del mondo intero che loro - i banchieri - assolvono una funzione sostitutiva a quello dello Stato, indispensabile per il buon funzionamento dell'economia reale.

I ninja loans, toxic waste, neutron loans, le operazioni di laundring sono l'esemplificazione di quelle espressioni esoteriche (?), le nuove armi di distruzione delle masse che vengono portate prima all'indebitamento, poi alla crisi, quindi all'alienazione, alla schiavitù e alla fine al suicidio.

I volti di questa criminalità finanziaria hanno un nome e cognome. Ve ne accenno alcuni, quelli di più grande stile e che non fanno breccia nelle cronache quotidiane di quegli organi d'informazione ridotti a zelanti portamicrofoni di camerieri politici.

Uno dei primi nomi che mi viene in mente è senz'altro Richard Fuld, l'ex chief executive della Lehman Borthers, il colosso che nel settembre 2008 fu costretto a dichiarare una bancarotta i cui effetti hanno fatto sprofondare l'America e il vecchio continente.

Orbene, chi pensasse che l'artefice di questa catastrofe planetaria abbia pagato il suo conto con la giustizia, deve ricredersi: il sig. Richard Fuld opera indisturbato con la sua Matrix Advisor, dispensando consulenze (tranquilli non gratuite) sulla gestione del rischio (!).

Lui opera indisturbato, l'artefice di quel crack che un rapporto del dipartimento del Tesoro americano ha quantificato nella perdita secca di quasi 9 milioni di posti di lavoro e della distruzione di quasi 20.000 miliardi di ricchezza delle famiglie e che solo in parte sono sono stati riassorbiti.

Il contagio sistemico che il crack Lehman rischiava di sviluppare era così penetrante che l'ex ministro del Tesoro Hank Paulson dovette mettere mano all'operazione di salvataggio del colosso assicurativo AIG (American International Group) attivando il fondo Tarp per i salvataggi bancari che ha istituito una disponibilità di 600 miliardi di dollari.

Ma non finisce qua: la Barclays ha patteggiato la multa di 453 milioni di dollari per aver manipolato il tasso LIBOR (acronimo di  London Inter bank Offered Rate, il tasso interbancario attraverso il quale gli istituti di credito si prestano il denaro, e che beninteso incide poi sulla determinazione del tasso d'interessi che noi comuni mortali paghiamo alle banche quando stipuliamo contratti di mutui o crediti al consumo per acquisti a rate).

Ebbene questa manipolazione, che la Barclays ha consumato nel "cartello" (è questa l'espressione impiegata dalla Commissione UE) posto in essere con la JP Morgan, la Chase, Hsbc e Citigruoup, si è perpetuata fino al 2009 quando le maggiori banche occidentali avevano beneficiato di ingenti risorse pubbliche (soldi miei e anche tuoi caro lettore) per il loro salvataggio ... già perchè per loro vale il too big to fail.

Eppure la magistratura americana e gli organi di controllo, rapidi ed efficienti, hanno picchiato forte: in un semestre hanno assegnato 8 miliardi di dollari di multe. Eppure niente: malgrado quel "go after deep pocket", l'escalation di queste multe viene sistematicamente "spalmata" sui bilanci attraverso progressivi rincari di tariffe e commissioni.

Dunque, non c'è disincentivo sufficiente.

Ci sarebbe da parlare delle posizioni di Joseph Cassano all'interno dell'AIG o di John Meriwether o dei clamorosi conflitti d'interesse di Robert Rubin che da direttore generale della Goldman Sachs assurge a sottosegretario al Tesoro del governo Obama , di Timothy Geithner segretario al Tesoro del governo Obama e presidente della sezione newyorkese della Fed che s'oppose alle iniziative giudiziarie contro la Goldman Sachs, di William Dudley, presidente della Fed di New York, ex capo economista della Goldman Sachs e sostenitore dell'introduzione dei "derivati"sui mercati finanziari, Lewis Sachs, consigliere al Tesoro e dirigente della società Tricadia coinvolta in azioni illegali su mutui da lui venduti, di Gary Gensler, capo della Commodity Future Trading Commission, feroce oppositore alle regole contro i derivati.

Insomma un rapporto di solidarietà tentacolare che raggiunge anche l'Europa e la nostra Italia, dove sono stati piazzati veri e propri prefetti dei poteri finanziari che in Prodi, Monti, Letta e Mario Draghi hanno trovato quei magistrali e fedeli interpreti della demolizione in corso e dello smantellamento economico del sistema Italia.

Occorrerebbe allargare l'orizzonte anche gli scandali europei che hanno coinvolto l'imprenditoria tedesca in Grecia (alludo al caso Thyssen Crup, alle mazzette elargite in Grecia per piazzare bellissimi e sbrilluccianti sottomarini tedeschi [poi ci si chiede perchè là è cresciuta la spesa pubblica ?] e al caso  Siemens, il peggior scandalo della storia tedesca).

State tranquilli: quei personaggi che oggi credete usciranno dalla porta, rientreranno presto o tardi dalla finestra: il nuovo potere finanziario ricicla denaro e personaggi che sono funzionali ai loro interessi, facendoli passare da una "porta girevole" che permetterà presto il loro ritorno in pista.

L'Euro è solo un anello di questo sistema predatorio, uno strumento per l'addomesticamento del ceto operaio, mentre la corruzione è la solita arma di distrazione delle masse per confondere le acque di questo paese.

venerdì 23 gennaio 2015

Il più grande Imbroglio

Non c'è che dire: il piano d'acquisto dei titoli annunciato ieri da Draghi è un autentico capolavoro di imbroglio, ordito con la complicità di un sistema d'informazione servo che inquina più che mai l'analisi economica.

Cerco di esaminare brevemente la manovra i cui dettagli sono qui.

Dal punto di vista quantitativo, l'operazione misura appena 1,140 miliardi di Euro ed ha la pretesa di alzare il tasso d'inflazione (ora in territorio negativo) al 2%. Vale la pena qui solo ricordare che la FED intraprese una misura di 4000 mld. di $ e non c'è riuscita (qui i dati).

Anche dal punto di vista terminologico, la definizione dell'intevento della BCE come un quantitative easing è un imbroglio, perchè fa credere che la BCE abbia fatto un passo avanti che la parifica alla FED americana.

Niente di più falso, c'è una differenza abissale con la FED che persegue un mandato "duale", che impone la simultanea e parificata realizzazione di due obiettivi: stabilità dei prezzi e la massima occupazione, che alla BCE, di fatto, non compete.

Secondariamente la FED non fissa alcuna condizionalità nel piano dei suoi interventi: acquista indistintamente tutti i titoli che occorrono per realizzare quel mandato istituzionale che, semestralmente, ha l'obbligo di rendicontare in un'apposita seduta davanti al Senato americano.

D'altro canto, là lo Stato è unico e il debito è unificato.

In Europa, invece, dove non esiste uno Stato, ma una mostruosità irriformabile, con 18 diversi debiti, la BCE, in forza della sua "indipendenza", non ha alcun obbligo di rendicontazione nei confronti di nessun organo, ma - semmai - agisce in funzione di quelle oligarchie finanziarie che dettano al suo interno le regole delle politiche monetarie.

E ieri Draghi ha messo in luce questa ulteriorità diversità del suo mandato operativo, che riguarda la diversa monetizzazione del debito che banche centrali come la FED, la Bank of Japan, la Bank of England intraprendono nell' integralità, e che la BCE - da ora in avanti - scarica per l' 80% sui bilancia delle banche nazionali.

Il meccanismo d'acquisto, infatti, avverrà in base alle quote capitale detenute da ciascuno Stato membro (c.d. Capital Keys) Questo significa che il principale beneficiario dell'operazione messa in campo sarà ... udite udite ... la Germania .
A ciò si devono aggiungere le massime soglie d'acquisto: la BCE non potrà acquistare più del 25% di ogni emissione e il 33% delle emissioni di ciascuno Stato.

In più, la ciliegina sulla tortà è la diversa condivisione dei rischi (vera anomalia della BCE in alcun modo riscontrabile nella FED).

Questo significa, in particolare, che l'80% della "copertura" dei nostri BTP dovrà essere garantita dalla nostra Banca d'Italia che dovrà attingere alle proprie riserve. per rendere liquidi i titoli di stato nazionali.

A questo punto sorge davvero spontanea una domanda: per quale ragione dovremmo ostinarci a usare una valuta che, nell'imporci l'osservanza di assurde regole (il c.d. vincolo esterno), ci costringe anche ad un meccanismo per cui l'Italia deve comprare la liquidità con le le proprie risorse (auree e prelievi forzosi su c/c ? ).

La "demutualizzazione" del rischo è stato l'autentico capolavoro di Draghi che ha così accondisceso le richieste della Germania, la quale ha dimenticato d'aver beneficiato della condivisione del rischio all'indomani del crack Lehman, quando le sue banche si trovarono in forte difficoltà.

Ora che le difficoltà son patologicamente diffuse su scala europea, la condivisione del rischio sparisce con un colpo di bacchetta magica.

Gli effetti di questa scelta saranno quelli di divaricare ancor di più la competitività della Germania che, in base all'operazione di liquidità, beneficierà di un euro più debole su scala extra-UE. In Europa accentuerà le politiche mercantiliste di colonialismo, sempre più vocato alle esportazioni, che ora troveranno  il facile "puntello" di un maggior potere d'acquisto dei paesi economicamente più fragili, sottoposti ai duri colpi di quelle riforme strutturali, (cui è subordinato il piano di liquidità), sinonimo di abbattimento dei salari, a favore di una competitività estrema che seminerà distruzione e miseria.

Statene certi: a noi non tornerà nulla: l'opera di salvataggio dell'euro sarà a nostre spese: pagheremo il prezzo di una rivoluzione mancata e di un ritardo culturale sempre più incolmabile.

giovedì 22 gennaio 2015

OMF e il Cilindro Magico della BCE

Sono giorni questi in cui il dibattito sembra scorrere sui binari morti di politica monetaria. Su binari morti perchè abbiamo visto che i movimenti sui tassi d'interesse con cui la banche centrali forniscono liquidità al sistema bancario, prossimi allo zero, si rivelano palesemente inefficaci a stimolare la domanda aggregata (consumi e investimenti) del settore privato (cittadini e delle aziende), che ha poca possibilità di spendere o d'investire.

Il contesto economico gravemente compromesso dagli scarsi consumi e dalla catena d'insolvenze, ha infatti generato un clima di sfiducia, per effetto della quale le stesse banche "incamerano" il danaro che non sostiene il credito alle imprese e la domanda dei consumi privati.

D'altro canto si sa: le banche prestano danaro solo quando esistono quelle condizioni economiche atte a garantire il ragionevole rientro dei finanziamenti concessi.

Si sono spesi fiumi d'inchiostro attorno al QE (Quantitative Easing o Alleggerimento Quantitativo), ossia l'acquisto da parte della banche centrali (FED e Bank of England) di titoli del Tesoro, obbligazioni societarie, mutui ipotecari, ecc., realizzato con lo scopo di abbattere i rendimenti delle attività finanziarie ed aumentarne il prezzo, e che si è rivelato piuttosto modesto e inefficace laddove si profilava un deficit di domanda e l'impossibilità di spesa o investimento delle aziende: quei soldi sono stati tesaurizzati dalle banche, che se ne sono serviti per ricapitalizzare i bilanci "stressati" da attività creditizie svolte  disinvolamente e praticamente mai sono finiti nelle mani di chi doveva spenderli per rivitalizzare l'economia reale.

Il QE è uno strumento che l'Eurozona non può attivare e per limitare la crisi ha adottato altre politiche monetarie, sempre canalizzate attraverso il sistema bancario.

Si sono dapprima avviate le operazioni LTRO (Long Term Refinancing Operations) con cui la BCE ha erogato finanziamenti triennali, al tasso dell'1%, a favore delle banche europee dietro cessione dei titoli di Stato in portafoglio, ma sono state operazioni fallimentari: se da un lato, hanno tamponato la febbre degli spread, dall'altro, non hanno impattato sul settore privato, pesantemente penalizzato dalle politiche di austerità che hanno depresso consumi, redditi e risparmi dei cittadini.

Il cilindro magico di "Draghi" ha poi portato alla luce anche gli OMT (Outright Monetary Transactions), un programma finalizzato a garantire la solvibilità dei debiti sovrani dell'Eurozona, attraverso il quale la BCE ha annunciato l'illimitata disponibilità (ricorderete il c.d "whatever it takes") ad acquistare i  titoli pubblici dei paesi in crisi.

Si è trattato, in verità, di un mero annuncio, che mi ha ricordato quello slogan della pubblicità della pastiglia "Falqui ... Basta la parola": effettivamente, è bastato il semplice annuncio d'intervento diretto della BCE - ancorchè condizionato all'adozione di politiche deflazionistiche - a tranquillizzare i mercati e riportare gli spread a livelli più bassi.

Non mi pare il caso, almeno in questa fase, d'approfondire quei tecnicismi che rendono particolarmente criticabile anche questa operazione. E' un fatto, tuttavia incontestabile, che il dibattito in questi anni e ancora oggi sia ruotato sulla (in-)utilità di tutti questi strumenti che, in quanto bancocentrici,  hanno finora distolto l'attenzione di molti addetti ai lavori su una proposta, seria, messa in campo da Biagio Bossone, per affrontare nell'immediatezza la grave crisi in atto.

Cerco di illustrarla per sommi capi perchè ritengo che, al di là della soluzione di uscita dall'euro che ritengo fondamentale - ma la cui praticabilità richiede tempo e approfondimenti tecnici che sconfiggano i tabù dell'ignoranza, debbano essere esaminate, serenamente, anche quelle proposte che permetterebbero di affrontare fin da subito "il toro per le corna" senza infliggere quegli inutili sacrifici a popolazioni europee, già quotidianamente terrorizzate da campagne allarmistiche e disinformative.

Si tratta del Emergency Liquidity Assistance (ELA) da non confondere con l'erogazione di liquidità d'emergenza che la BCE può disporre (a titolo oneroso) a favore di singoli enti creditizi.

Si tratta di uno schema di coordinamento che può instaurarsi fra la Banca d'Italia e il Ministero del Tesoro: il c.d. OMF, overt money financing che può essere attivato bypassando la BCE e l'SEBC che conserverebbe, comunque, il diritto d'interrompere questa operazione.

Attraverso gli OMF si riconsolida il rapporto fra Ministero del Tesoro e la Banca d'Italia (ne avevo parlato qui).

In sostanza, il Governo procede nell'emissione definitiva di titoli speciali non trasferibili, vincolati a programmi di spesa e/o di riduzioni fiscali, strumentali alla ripresa della domanda aggregata e/o di riduzioni fiscali.

Questi titoli vengono sottoscritti dalla Banca d' Italia, che li contabilizza in bilancio senza collocarli suo mercato; possono essere fruttiferi - con patto di restituzione degli interessi maturati - o infruttiferi.

Nulla vieta che, a condizioni economiche mutate, con decisione separata, il governo disponga il riacquisto dalla banca centrale dei titoli speciali in cambio degli euro ricevuti,

L'aspetto fondamentale è che i predetti titoli sono emessi per creare moneta, non costituiscono debito pubblico e non costano nulla come interessi allo Stato.

L'operazione ricade nella pertinenza delle banche centrali (art. 14 comma 4 dello statuto BCE), non origina dalla loro appartenenza al SEBC che manterebbe in ogni caso il diritto d'interromperla e - cosa più importante - non configura

  1. nè violazione dell'art. 123 del Trattato di Lisbona perchè non rappresenta una forma di finanziamento del debito pubblico o concessione di scoperto,
  2. nè attenta all'indipendenza della BCE, che conserverebbe il potere di determinare il volume di emissione di moneta compatibile con le soglie d'inflazione da lei determinate (qui).
Ho richiamato questa proposta perché osservo come nel dibattito in corso, tra i sostenitori dell'euro non è mai seriamente emersa neppure uno straccio di politica monetaria capace di evitare le inutili sofferenze che oggi, come cittadini europei, siamo costretti a subire. C'è di che riflettere.

sabato 17 gennaio 2015

Appello all'Unità di Antonio Maria Rinaldi e Diego Fusaro

Non posso che condividere l'appello rivolto da Antonio Maria Rinaldi e da Diego Fusaro affinchè possa emergere un fronte comune nella candidatura del prossimo Presidente della Repubblica, capace di esprimere tutte le esigenze di coloro che, nella moneta unica, hanno individuato e compreso gran parte dei problemi che stanno affliggendo in questo momento il nostro Paese.

Occorre un'azione concertata per salvare la democrazia e la dignità di questo Paese perchè le istituzioni europee impongono, attraverso la moneta unica, un unico paradigma a realtà diverse costringendole coattivamente ad un modello che nessuno ha scelto liberamente.

L'Europa è una pluralità di lingue, culture e di tradizioni; noi siamo contro la negazione di questa unione europea magnificata, che sta uccidendo i popoli, la democrazia, il lavoro e la libertà, assumendo sempre più la tetra fisionomia di lagher economico-finanziario.

E' il caso della Grecia, ridotta ad una situazione tragica e terribile, che imparando a sottostare ai diktat della Troika, mostra a tutti i popoli europei il loro futuro se permarranno all'interno della moneta unica.

Tsipras altro non è che un oppositore creato ad immagine e somiglianza del mondo finanziario, che finge di opporsi, ma in realtà è funzionale ed interno allo status quo, al dispositivo dell'Unione Europea: le riforme proposte da Tsipras infatti non mettono in discussione il sacro dogma dell'euro, ma ne corregge solo alcuni aspetti formali.

Le politiche di macelleria sociale, che ricordano nell'immaginario il Guernica di Picasso, sono state subdolamente eseguite dalla sinistra che portava con sè una sorta di legittimazione dalle classe popolari. Sono oggi le sinistre, Tsipras compreso, a portare avanti quest'opera di genocidio finanziario dei popoli, quasi come se sul grembiule rosso si vedesse meno il sangue dei popoli, dei lavoratori passati sul banco della macelleria europea.

Non esistono più destra e sinistra, ma perseguimenti di obiettivi che purtroppo non sono funzionali al popolo italiano.

La vera dicotomia è fra chi accetta supinamente questo meccanismo perverso della finanza e chi cerca di combattere in nome della libertà dei popoli; questo dispositivo ogni giorno ci sta distruggendo.

Occorre un fronte unico democratico disposto a lottare contro la dittatura economica-finanziaria invisibile.

C'è anche un grande equivoco attorno alla pretesa irreversibilità dell'euro: in realtà è il cambio, fissato a 1936,27 lire, ad essere irreversibile, ma non l'euro. Questo gioco di parole è alimentato anche dagli organi d'informazione che, come fabbrica dei consensi, creano pure confusione fra moneta unica ed Europa.

Tutto è reversibile, se si ha la volontà come soggetti collettivi di revocare ciò che è stato posto, in nome della giustizia e della libertà.

L'Unione europea oggi è una evoluzione subdola di colonialismo all'interno del continente europeo, che non ha precedenti e che trova la sua origine nella CEE che con la scusa d'introdurre il mercato unico ha presupposto una moneta unica, creando una sudditanza degli Stati mai avvenuta nella storia: il paradosso è quello d'avere ancora la parvenza di Stati nazionali le cui scelte non passano più dal suffragio universale, ma dai mercati. Non a caso la parola "democrazia" non è mai citata nei Trattati.

L'attuale configurazione europea non fa rispettare la Costituzione perchè il potere dei mercati soverchi la libetà di autodeterminazione dei popoli.

Dobbiamo riprenderci la nostra sovranità, il nostro diritto a votare, con leggi elettorali che ci consentano di votare e non scegliere persone già prescelte nelle segrete stanze delle segreterie di partito.

Solo allora riusciremo a riprenderci questo paese e soprattutto il futuro.

mercoledì 14 gennaio 2015

Di Maio i risparmi italiani non possono rimanere in Euro in caso di Euro-exit

Caro Luigi Di Maio,

Ho ascoltato in streaming il tuo intervento in una trasmissione televisiva di alcuni giorni fa in cui hai dichiarato (a partire dal 26:01") "abbiamo spiegato tutte le variabili che ci possono essere con l'uscita dall'euro il ritorno alla nostra moneta e sotto questo punto di vista  i risparmi italiani possono benissimo rimanere in euro".

E' sbagliato e la ragione è molto semplice.

A tutti i rapporti di credito e debito si applica la lex monetae,  il diritto di uno Stato a scegliere la propria moneta quale strumento per la regolamentazione di tutti i rapporti economici interni che ricadono sotto la sua sovranità.

Questo significa che tutti i contratti nazionali vengono ridenominati nella nuova valuta.

Se i risparmi italiani (che lo ricordo sono debiti/passività per una banca) restassero denominati in euro, il sistema creditizio, già profondamente segnato dalle insolvenze prodotte dalla crisi, sarebbe inesorabilmente condannato al crack finanziario: la rivalutazione dell'euro rispetto alla nuova moneta (stimabile al 20%), produrrebbe un apprezzamento di pari valore del loro portafogli debiti; di conseguenza, le banche si troverebbero nell'impossibilità di rimborsare i loro risparmiatori/creditori in euro che si troverebbero in possesso di una moneta rivalutata.

Lo stesso meccanismo investirebbe, a cascata, tutti i titoli pubblici e privati (azionari, obbligazionari) con perdite significative a carico, rispettivamente, dello Stato, e delle imprese emittenti.

La conseguenza è che con la bancarotta del sistema, i risparmiatori in euro non otterrebbero più indietro i loro quattrini.

Anche ipotizzando una rimborsabilità limitata ai soli depositi inferiori ai 100 mila euro attraverso il fondo interbancario di tutela dei depositi (pari a complessivi 736 mld. di €), si metterebbe alle corde il nostro sistema bancario, non potendo più garantire quei depositi (392 mld. di €) che eccedendo il suddetto limite di garanzia sono coperti fino al massimo di tale soglia.

Se si esce dall'euro, caro di Maio, si esce tout-court convertendo TUTTI I CREDITI E I DEBITI.

Questo significa che tutti i debiti dei cittadini verso le banche (prestiti, mutui e finanziamenti), sia i debiti delle banche verso i loro clienti (quindi i depositi bancari).

I crediti dei risparmiatori dovranno essere riscossi obbligatoriamente nelle nuove lire, esattamente come i debiti dei clienti di una banca dovranno essere liquidati nelle nuove lire.

Se, per assurdo, un qualsiasi sgangherato governo "regalasse" alle banche "il diritto" di pretendere il rimborso dei mutui ancora in euro, le banche si troverebbero - presto - nell'impossibilità di riscuotere alcunchè.

Infatti, sarebbero i clienti costretti alla bancarotta perchè a seguito della rivalutazione dei portafogli crediti bancari (prestiti, mutui e finanziamenti costituiscono impieghi/attività per le banche), i mutuatari si troverebbero nell'impossibilità di rimborsare i loro debiti. Di qui altre pesanti sofferenze bancarie.

E' evidente che questo genere, ahimè sciagurato, di conversioni "parziali" finirebbe per incentivare e non certo impedire fenomeni di corse agli sportelli per il ritiro dei propri risparmi.