Caro Luigi Di Maio,
Ho ascoltato in streaming il tuo intervento in una trasmissione televisiva di alcuni giorni fa in cui hai dichiarato (a partire dal 26:01") "abbiamo spiegato tutte le variabili che ci possono essere con l'uscita dall'euro il ritorno alla nostra moneta e sotto questo punto di vista i risparmi italiani possono benissimo rimanere in euro".
E' sbagliato e la ragione è molto semplice.
A tutti i rapporti di credito e debito si applica la lex monetae, il diritto di uno Stato a scegliere la propria moneta quale strumento per la regolamentazione di tutti i rapporti economici interni che ricadono sotto la sua sovranità.
Questo significa che tutti i contratti nazionali vengono ridenominati nella nuova valuta.
Se i risparmi italiani (che lo ricordo sono debiti/passività per una banca) restassero denominati in euro, il sistema creditizio, già profondamente segnato dalle insolvenze prodotte dalla crisi, sarebbe inesorabilmente condannato al crack finanziario: la rivalutazione dell'euro rispetto alla nuova moneta (stimabile al 20%), produrrebbe un apprezzamento di pari valore del loro portafogli debiti; di conseguenza, le banche si troverebbero nell'impossibilità di rimborsare i loro risparmiatori/creditori in euro che si troverebbero in possesso di una moneta rivalutata.
Lo stesso meccanismo investirebbe, a cascata, tutti i titoli pubblici e privati (azionari, obbligazionari) con perdite significative a carico, rispettivamente, dello Stato, e delle imprese emittenti.
La conseguenza è che con la bancarotta del sistema, i risparmiatori in euro non otterrebbero più indietro i loro quattrini.
Anche ipotizzando una rimborsabilità limitata ai soli depositi inferiori ai 100 mila euro attraverso il fondo interbancario di tutela dei depositi (pari a complessivi 736 mld. di €), si metterebbe alle corde il nostro sistema bancario, non potendo più garantire quei depositi (392 mld. di €) che eccedendo il suddetto limite di garanzia sono coperti fino al massimo di tale soglia.
Se si esce dall'euro, caro di Maio, si esce tout-court convertendo TUTTI I CREDITI E I DEBITI.
Questo significa che tutti i debiti dei cittadini verso le banche (prestiti, mutui e finanziamenti), sia i debiti delle banche verso i loro clienti (quindi i depositi bancari).
I crediti dei risparmiatori dovranno essere riscossi obbligatoriamente nelle nuove lire, esattamente come i debiti dei clienti di una banca dovranno essere liquidati nelle nuove lire.
Se, per assurdo, un qualsiasi sgangherato governo "regalasse" alle banche "il diritto" di pretendere il rimborso dei mutui ancora in euro, le banche si troverebbero - presto - nell'impossibilità di riscuotere alcunchè.
Infatti, sarebbero i clienti costretti alla bancarotta perchè a seguito della rivalutazione dei portafogli crediti bancari (prestiti, mutui e finanziamenti costituiscono impieghi/attività per le banche), i mutuatari si troverebbero nell'impossibilità di rimborsare i loro debiti. Di qui altre pesanti sofferenze bancarie.
E' evidente che questo genere, ahimè sciagurato, di conversioni "parziali" finirebbe per incentivare e non certo impedire fenomeni di corse agli sportelli per il ritiro dei propri risparmi.
La nostra rinascita non è possibile senza la riconquista della nostra sovranità
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mercoledì 14 gennaio 2015
venerdì 7 novembre 2014
Caro Sergio Romano Ti Scrivo
Lo confesso: inorridisco all'articolo-risposta con cui Sergio Romano liquida un suo lettore sul tema dell'Euro-exit. .
Preliminarmente non è affatto chiaro l'assunto per cui i sedicenti nostalgici della svalutazione vorrebbero uno Stato che continuasse a spendere in modo dissennato. Chi l'ha mai detto o scritto Romano ?
Secondariamente, sarebbe bene ricordare che la classe politica corrotta e clientelare della 1^ Repubblica rubava sui profitti degli investimenti pubblici, sulle grandezze industriali che creavano ricchezza e competitività.
Quella di oggi, invece, ruba sulle perdite. Diventa così motivo di "virtuosità" per i manager pubblici e privati il taglio di posti di lavoro.
Sergio Romano non ricorda, o evidentemente finge di non ricordare, che - tolta la sovranità monetaria all'Italia (col divorzio Ministero Tesoro-Banca d'Italia), e sottratta la leva valutaria che permetteva svalutazioni e rivalutazioni attraverso gli accordi fissi (SME prima ed Euro poi), restavano solo 2 strumenti per riconquistare la competitività:
a) innalzamento dei tassi d'interesse che, attraendo capitali esteri, sottraevano le risorse agli investimenti e - contemporaneamente - consentivano al paese forte, che non era più obbligato a rivalutare, di abbassare i suoi tassi d'interesse e fare politiche d'investimento in tecnologia innovativa che lo rendevano ancora + forte e competitivo.
b) La riduzione dei salari che tuttavia condannano al suicidio il paese perchè riducono la domanda interna e conseguentemente le risorse per gli investimenti, che restituirebbero la competitività sul piano internazionale.
4. Quanto ai debiti denominati in valuta estera, Sergio Romano evidentemente dimentica che imprese e banche italiane hanno anche CREDITI.
E' bene ricordare che il SETTORE PRIVATO NON BANCARIO ITALIANO è CREDITORE NETTO all'estero per 550 mld., mentre il settore bancario è debitore netto di circa 235 mld..
Certo, le svalutazioni impatterebbero negativamente sugli aggregati crediti e debiti, ma la ritrovata sovranità monetaria obbligherà lo Stato ad INTERVENIRE ALLESTENDO
1) LINEE DI CREDITO AGEVOLATO per le imprese che hanno esposizioni debitorie verso l'estero;
2) POLITICHE FISCALI a loro FAVOREVOLI,
3) LA RICAPITALIZZAZIONE DEL SETTORE BANCARIO e - laddove necessario - LA NAZIONALIZZAZIONE DI QUELLE BANCHE CON MAGGIORE ESPOSIZIONE.
Quello a cui assistiamo oggi è invece la totale svendita a buon mercato di tutto il nostro settore produttivo e bancario ai grandi potentati del Nord Europa e lobbysti a cui non potremo opporci restando nella trappola dell'Euro.
Preliminarmente non è affatto chiaro l'assunto per cui i sedicenti nostalgici della svalutazione vorrebbero uno Stato che continuasse a spendere in modo dissennato. Chi l'ha mai detto o scritto Romano ?
Secondariamente, sarebbe bene ricordare che la classe politica corrotta e clientelare della 1^ Repubblica rubava sui profitti degli investimenti pubblici, sulle grandezze industriali che creavano ricchezza e competitività.
Quella di oggi, invece, ruba sulle perdite. Diventa così motivo di "virtuosità" per i manager pubblici e privati il taglio di posti di lavoro.
Sergio Romano non ricorda, o evidentemente finge di non ricordare, che - tolta la sovranità monetaria all'Italia (col divorzio Ministero Tesoro-Banca d'Italia), e sottratta la leva valutaria che permetteva svalutazioni e rivalutazioni attraverso gli accordi fissi (SME prima ed Euro poi), restavano solo 2 strumenti per riconquistare la competitività:
a) innalzamento dei tassi d'interesse che, attraendo capitali esteri, sottraevano le risorse agli investimenti e - contemporaneamente - consentivano al paese forte, che non era più obbligato a rivalutare, di abbassare i suoi tassi d'interesse e fare politiche d'investimento in tecnologia innovativa che lo rendevano ancora + forte e competitivo.
b) La riduzione dei salari che tuttavia condannano al suicidio il paese perchè riducono la domanda interna e conseguentemente le risorse per gli investimenti, che restituirebbero la competitività sul piano internazionale.
4. Quanto ai debiti denominati in valuta estera, Sergio Romano evidentemente dimentica che imprese e banche italiane hanno anche CREDITI.
E' bene ricordare che il SETTORE PRIVATO NON BANCARIO ITALIANO è CREDITORE NETTO all'estero per 550 mld., mentre il settore bancario è debitore netto di circa 235 mld..
Certo, le svalutazioni impatterebbero negativamente sugli aggregati crediti e debiti, ma la ritrovata sovranità monetaria obbligherà lo Stato ad INTERVENIRE ALLESTENDO
1) LINEE DI CREDITO AGEVOLATO per le imprese che hanno esposizioni debitorie verso l'estero;
2) POLITICHE FISCALI a loro FAVOREVOLI,
3) LA RICAPITALIZZAZIONE DEL SETTORE BANCARIO e - laddove necessario - LA NAZIONALIZZAZIONE DI QUELLE BANCHE CON MAGGIORE ESPOSIZIONE.
Quello a cui assistiamo oggi è invece la totale svendita a buon mercato di tutto il nostro settore produttivo e bancario ai grandi potentati del Nord Europa e lobbysti a cui non potremo opporci restando nella trappola dell'Euro.
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