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venerdì 27 giugno 2014

La Questione Tedesca e i Giochi di Prestigio

Parlando di Eurozona, emerge anche la Questione Tedesca, nel momento in cui la Germania pretende dagli altri il rispetto di quelle regole che lei per prima non ha rispettato. Si tratta di un metodo pericoloso che alla lunga può innescare conseguenze imprevedebili.

Procediamo con ordine, partendo anzitutto dall' assurdità della regola del 3% (il c.d. Patto di Stabilità) nel rapporto tra il saldo del bilancio pubblico e PIL nei paesi dell'EZ su cui, in questi giorni, Angela Merkel sta aprendo alla possibilita di interpretazioni meno rigide.

Negli anni a cavallo fra il 2002 e il 2003, la Germania - per far fronte alla crescente disoccupazione che aveva raggiunto quasi il 10% - ha avviato un'importante piano di riforma del mercato del lavoro (meglio nota con l'etichetta delle " Riforme Hartz" ) attraverso un aumento di spesa pubblica pari a circa 120 miliardi di Euro, di cui più di 90 furono impegnati in politiche di sostegno all'economia, attraverso sussidi alle imprese.

Una riforma che, è bene ricordare grazie all'intervista di Dierk Hiershel capo del sindacato dei Ver.di. pubblicata qui, si è realizzata attraverso un "magico gioco di prestigio": dal 2000 ad oggi sono stati smantellati 1,5 milioni di posti di lavoro a tempo indeterminato e "ricreati" 3 milioni di lavori part-time. Uno spezzatino per effetto del quale oggi in Germania

  1.  non si lavora più di quanto si facesse 13 anni fa (per il report rinvio qui),
  2. si può lavorare anche per meno di 15 ore settimanali,
  3. senza contributi previdenziali, nè assistenza sanitaria e
  4. con una retribuzione non superiore a 400 Euro.
L'accelerazione verso queste forme di lavoro atipico, che ha dato vita a quasi 5 milioni di mini-job (qui trovate il riferimento) , è trascesa - in alcuni casi estremi - in una vera e propria legalizzazione del lavoro nero, poichè il datore di lavoro licenziava il suo lavoratore a tempo indeterminato e, contemporaneamente lo riassumeva con 2, anche 3 mini-job senza versamento dei contributi previdenziali (poi ci si chiede perchè i costi del lavoro sono diversi ?!): è il caso della catena di drogherie Schleckler accusata di dumping salariale in Germania dal sindacato dei Ver.di e successivamente fallita (anche per la rinuncia a dette pratiche), mettendo a repentaglio 24.000 posti di lavoro.

Questa riforma, che oggi viene oggi invocata finanche dalla BCE, ha 
  1. favorito la crescita dell'export tedesco (che ha registrato + 10% nel triennio immediatamente successivo all'ingresso della riforma Hartz IV),
  2. inevitabilmente ridotto i salari reali tedeschi del 6% e
  3. migliorato la competitività tedesca che, storicamente, gode di di una potente ed articolato apparato industriale, capace di generare surplus strutturali anche con un'eventuale crescita della domanda interna che si baserebbe sia pure parzialmente sulla crescita degli investimenti.
Che cosa è accaduto allora in Germania e dintorni ? Semplice: hanno migliorato la competitività (che significa aumentato le vendite su estero e la produttività), attraverso una riduzione dei salari e dei CLUP (costi del lavoro per ogni unità di prodotto, cui hanno espunto contributi pensionistici, TFR, giusto per intenderci). 

In termini più sintetici, ha realizzato una svalutazione interna, reale, competitiva. Ma non finisce qua perchè nel paese che viene dipinto come modello da imitare, secondo il numero 1 dell'Euro Tower, accanto ai mini-job, si affianca un'altra categoria di lavoratori irregolari cui attinge la GroBe Deutschland: sono quelli della Germania Est, ove il reddito medio di una famiglia è ancora oggi di oltre il 50% inferiore a quello di una famiglia dell'Ovest  (i dati sono qui).

Di qui i tasselli di un mosaico che possiamo comporre assieme: da una parte gli afflussi di capitale "generosamente" affluiti dal Nord Europa verso la periferia che ne ha drogato la crescita e i consumi interni (me ne sono occupato qui); dall'altro, il grande serabatoio di manodopera tedesca reperibile a buon mercato. Ecco il cocktail micidiale che ha causato gli squilibri e la crisi nell'Eurozona.

Queste considerazioni trovano l'avallo dell'ILO, l'International Labour Office delle Nazioni Unite (nel Box 4, pag. 45 qui) che individua nella crescente competitività tedesca (originata dalla caduta dei costi unitari del lavoro in Germania) la causa strutturale  della crisi dell'EZ, avendo messo sotto pressione le economie degli altri  paesi che non hanno potuto supplire alla crisi del mercato interno con un aumento di esportazioni poichè non hanno beneficiato di una più forte domanda aggregata in Germania.

A tale riguardo è significativa l'intervista, pubblicata dal CorSera, a Roland Berger, consulente del governo Merkel, il quale ha dichiarato che le riduzioni salariali ai lavoratori tedeschi hanno comportato la riduzione del 18% dei prezzi dei prodotti; ed è ovvio che riducendosi il livello generale dei prezzi si sia ridotta l'inflazione che, collocandosi al di sotto di quella degli altri partners europei, ha permesso di generare quei saldi commerciali netti, quindi profitti e quindi  quei crediti che sono stati prestati ai paesi dell'Europa del Sud.

Questi sono i dati nudi e crudi, documentati con le analisi ufficiali e sfido ora chiunque a dimostrare il contrario.

sabato 14 giugno 2014

Italia Germania 0-40

Oggi gli appassionati di calcio avranno gli occhi puntati alla TV per l'esordio della partita della Nazionale che, nell'ormai lontano 1970, si rese celebre per la trionfale e quasi epica vittoria contro la Germania.

Una Germania che evidentemente dev'essersela "legata al dito" contro di noi, non solo per quella partita, ma anche quella competitività del mercato italiano che mordeva troppo alle caviglie teutoniche.

Vi domanderete: ma di cosa stai parlando ?

Non di calcio, tranquilli, ma della più semplice ed elementare legge del mercato: i prezzi salgono se cresce la domanda e l'offerta. Di converso, scendono se cade la domanda e conseguentemente l'offerta.

L'Eurozona, fra gli innumerevoli danni che ha prodotto e che continua a disseminare, è riuscita a sovvertire anche questa  banale regola economica. Tutto questo grazie, essenzialmente, alla libera circolazione dei beni e capitali e alla mancata adozione di meccanismi di aggiustamento degli squilibri commerciali che si sono aggravati nel corso degli anni.

Bisogna dirlo per evitare interpretazioni fuorvianti che depistano dalla comprensione della realtà.

A tale riguardo, l'articolo del prof. Tronti documenta come "l'indice dei prezzi al consumo sia aumentato in Italia del 94% (dal 1990 al 2012), mentre in Germania del 52% (42 punti in meno), contro una media dell'EZ del 69% (che significa 25 punti in meno)".

Quindi se un prodotto X nel 1990 poteva grossomodo essere acquistato allo stesso prezzo in Italia e Germania, oggi quello stesso prodotto si paga qui da noi il 40% in più che in Germania.

Il tasso di cambio reale, ossia il rapporto fra il livello generale dei prezzi interni fra due Paesi, in Italia si è svalutato del 21% nei confronti della Germania.

Qual è la ragione di tutto questo, considerando che la dinamica salariale in Italia non ha avuto alcuna incidenza sull'inflazione, restando ancorata ai valori di 20 anni fa ?

A mio modo di vedere, contrariamente dalle conclusioni del prof. Tronti, le cause non sono ravvisabili nelle croniche inefficienze del sistema economico, ma nell'adozione della moneta unica.

La crescita più sostenuta dei prezzi in Italia ha inevitabilmente reso meno competitivi i prodotti nazionale e ha determinato un indebitamento nei confronti del settore estero. Di qui il deficit delle partite correnti.

La Germania, infischiandosi dei princìpi di cooperazione e solidarietà europea (che nei Trattati equivalgono alle "grida manzoniane") ha "giocato" al ribasso, tenendosi ben al di sotto della soglia del 2% prescritta dalla BCE.

In altri termini, la Germania ha svalutato in termini reali rispetto all'Italia e, più in generale rispetto ai PIIGS dell'Eurozona, che hanno simmetricamente rivalutato rispetto ai tedeschi.

Perchè i prezzi della Germania non sono aumentati come avrebbe dovuto accadere seguendo quel normale principio economico che a più domanda segue più offerta e quindi maggior prezzo ?

Per le ragioni anzidette che qui ripeto: libera circolazione dei beni e capitali e la mancata adozione di meccanismi di aggiustamento degli squilibri commerciali che si sono aggravati nel corso degli anni.

La crescita della domanda interna, ma anche nei PIIGS, è stata "drogata" in questi anni da ingenti flussi di capitale provenienti dal Nord Europa e che hanno accresciuto l'inflazione.
La Germania, dalla sua, ha giocato a rubamazzetto come dice Vito Lops; ha riformato il mercato del lavoro precarizzandolo e sottoccupando milioni di tedeschi (destinati alla disoccupazione) attraverso  minijobs da 450 Euro mensili che, non dimentichiamolo, fino a poco tempo fa erano cumulabili in capo allo stesso lavoratore che poteva così essere assunto due volte dallo stesso datore di lavoro, senza il versamento di contributi previdenziali  (non è dumping salariale ?), registrando, grazie alla rigorosa obbedienza teutonica operaia, una riduzione dei salari pro capite del 6% fra il 2003 e 2009.

Orbene, se un'aggregazione monetaria si pone un obiettivo (a dir poco opinabile) del 2% massimo d'inflazione ed un Paese si mantiene stabilmente MOLTO AL DI SOTTO di questo obiettivo, come ha fatto la Germania, nei fatti quel Paese SVALUTA IN TERMINI REALI.

Questo è quanto è successo: la competitività tedesca che permette forti esportazioni, a danno dei concorrenti, è basata sulla RIDUZIONE DEI SALARI realizzate attraverso le riforme Hartz, vere agevolazioni parafiscali (AIUTI DI STATO) che hanno consentito agli imprenditori tedeschi di competere con maggiore vantaggi rispetto a tutti gli altri.

L'apparente benessere tedesco incentrato sul modello mercantilista nasconde quindi quelle riforme strutturali che si vogliono oggi imporre ai lavoratori e che come abbiamo detto non hanno colpa sull'aumento dei prezzi.

Questo è quanto mi sarei aspettato di leggere dal prof. Tronti, ma che scrivo io.

E ora Buona Partita.

P.S. Per gli appassionati di calcio, il gol in foto è di Schnellinger. E Speriamo bene non solo per stanotte...